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Poesie Giuseppe Ungaretti
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CanzoneNude, le braccia di segreti sazie, A nuoto hanno del Lete svolto il fondo, Adagio sciolto le veementi grazie E le stanchezze onde luce fu il mondo. Nulla è muto più della strana strada Dove foglia non nasce o cade o sverna, Dove nessuna cosa pena o aggrada, Dove la veglia mai, mai il sonno alterna. Tutto si sporse poi, entro trasparenze, Nell'ora credula, quando, la quiete Stanca, da dissepolte arborescenze Riestesasi misura delle mete, Estenuandosi in iridi echi, amore Dall'aereo greto trasalì sorpreso Roseo facendo il buio e, in quel colore, Più d'ogni vita un arco, il sonno, teso. Preda dell'impalpabile propagine Di muri, eterni dei minuti eredi, Sempre ci esclude più, la prima immagine Ma, a lampi, rompe il gelo e riconquide. Più sfugga vera, l'ossessiva mira, E sia bella, più tocca a nudo calma E, germe, appena schietta idea, d'ira, Rifreme, avversa al nulla, in breve salma. Rivi indovina, suscita la palma: Dita dedale svela, se sospira. Prepari gli attimi con cruda lama, Devasti, carceri, con vaga lama, Desoli gli animi con sorda lama, Non distrarrò da lei mai l'occhio fisso Sebbene, orribile da spoglio abisso, Non si conosca forma che da dama. E se, tuttora fuoco d'avventura, Tornati gli attimi da angoscia a brama, D'Itaca varco le fuggenti mura, So, ultima metamorfosi all'aurora, Oramai so che il filo della trama Umana, pare rompersi in quell'ora. Nulla più nuovo parve della strada Dove lo spazio mai non si degrada Per la luce o per tenebra, o altro tempo. |
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