![]() | |||
Poesie in Poesia >
Poesie Giosue Carducci
> Per Eduardo Corazzini
Per Eduardo CorazziniDunque d`Europa nel servil destino Tu il riso atroce e santo O di Ferney signore, e, cittadino Tu di Ginevra, il pianto Messaggeri inviaste, onde gioioso Abbatté poi Parigi E la nera Bastiglia e il radioso Scettro di san Luigi. Dunque, tra 'l ferro e 'l fuoco, al piano al monte, cantando in fieri accenti, Co' piedi scalzi e la vittoria in fronte E le bandiere a' venti, Vide il mondo passar le tue legioni, O repubblica altera, E spazzare a sé innanzi altari e troni, Come fior la bufera; Perché, su via di sangue e di tenèbre Smarriti i figli tuoi E mutata ad un'upupa funèbre L'aquila de gli eroi, Là ne colli sabini, esercitati Dal piè de l'immortale Storia, tu distendessi i neri agguati, Masnadiera papale, E, lui servendo che mentisce Iddio, Francia, a le madri annose Tu spegnessi i figliuoli et il desio Di lor vita a le spose, E noi per te di pianto e di rossore Macchiassimo la guancia, Noi cresciuti al tuo libero splendore, Noi che t'amammo, o Francia? Ahi lasso! ma de' tuoi monti a l'aprico Aer e nel chiostro ameno Più non ti rivedrò, mio dolce amico, Come al tempo sereno. Per l'alpestre cammino io ti seguia; E 'l tuo fucil di certi Colpi il silenzio ad or ad or fería De' valloni deserti. L'alta Roma io cantava in riva al fiume Famoso a l'universo: E il can latrando a le cadenti piume Rompeva a mezzo il verso, O a te accennando usciva impaziente Fuor de la macchia bruna; Or raspa su la tua fossa recente, E piagnesi a la luna. Squallidi or sono i monti: ma l'aprile Roseo nel ciel natio Tornerà, che doveva una gentile Ghirlanda al tuo desio: E in vece condurrà l'allegra schiera De gli augelli in amore Su l'erba ch'alta andrà crescendo e nera Dal tuo giovenil core. Perché i bei colli di vendemmia lieti, Perché lasciasti, amico, Sfuggendo a' pianti de l'amor segreti Sur un volto pudico? Perché la madre tua lasciasti? Oh, quando A mensa ella sedea, Il tuo loco guardava, e lacrimando Il viso rivolgea. Madre, perdona. A un cenno tuo la testa, La balda testa ei piega; Ma il suo duce prigion bandí la gesta, E la gran Roma prega. Egli su' trionfali archi diritta Vide, nel ciel del Lazio, Di Roma vide l'alta imago, afflitta D'inverecondo strazio. Ella che tien del nostro patto l'arca, L'ara del nostro dritto; Per cui Dante gemé, fremé il Petrarca, E 'l Machiavelli ha scritto; Austera e pia ne la materna faccia Con lagrimoso ciglio Lo riguardava, e gli tendea le braccia, E gli diceva: O figlio. Ed ei, questo predone (ascolta, o greggia Turpe di schiavi, ascolta), Questo predon cui l'Apennin verdeggia Di lieti paschi e folta Mèsse, questo feroce a cui nel core Ridea queto un desire, Per lei lasciava il suo solingo amore, Per lei corse a morire. Ed or ne' luoghi, ove fra sé ristretta È la gente de i morti Per forza, e chiama a Dio la gran vendetta Che il mondo riconforti, Or co' i caduti là nel giugno ardente De l'alta Roma a fronte E co' i caduti nel decembre algente De' martiri su 'l monte Parla, e Nemesi al suo ferreo registro Guarda con muto orrore, Parla di lui, del Cesare sinistro, Del bieco imperatore. Le madri intanto accusano ne' pianti Del viver tardo i fati E con le man che gli addormian lattanti Compongon gli occhi a' nati, In vece di ghirlande le fanciulle Vestonsi i neri panni, Mancan le vite a le aspettanti culle Maledetti i tiranni! Ma io per man torrommi questa madre Vedova, questa sposa Vedova; e, dove fra sue turbe ladre Quel prete empio riposa, E sogna d'armi e ad un selvaggio agguato Pare che frema e rugga, E su 'l capo gli penzola inchiodato Gesù perché non fugga, Là me n'andrò, là sorgerò, per vie A tutt'altri secrete, Come una larva del supremo die Lento, e dirògli—O prete, Godi. Di larga strage il breve impero Empisti e le tue brame. Trionfa nel tuo splendido San Piero, vecchio prete infame. Con le tremule palme al ciel levate Canta—Osanna, Dio forte—: L'organo manda per le volte aurate Un rantolo di morte. Quando al popol ti volgi, ed—Il Signore, Mormori, sia con voi,— Come adultera donna a l'amatore, Guardi a gli sgherri tuoi. Su le canne d'acciaio in mezzo a' ceri L'omicidio scintilla: Tu 'l vedi, e 'l gaudio vela di sinceri Pianti la tua pupilla. China su 'l pio mister che si consuma, China il tuo viso tristo: Di sangue, mira, il tuo calice fuma; E non è quel di Cristo. Ahi, d'italiche vene è sangue schietto, Nobile sangue e caro! E una stilla ve n'ha pur di quel petto Che queste donne amaro; Queste donne che dièro a' tuoi decreti Umile il cuor l'orecchio Prono; e pregaron anche in lor secreti Per te, feroce vecchio ! Io, per le grige chiome de la madre E per le chiome bionde De la sposa che sciolte or sotto l'adre Pieghe un sol vel confonde; Io, per Gesù che a gli uccisor compianse; Io per le donne sante, Maddalena che amò, Maria che pianse, O vecchio sanguinante; Te ch'oro e ferro e bronzo mendicando Te ne vai per la terra, Che gridi contro a la tua patria il bando De l'universa guerra; Te che il lor sangue chiedi con parole Soavi a' fidi tuoi, Ed il sangue di chi re non ti vuole Ferocemente vuoi; Te da la pietà che piange e prega, Te da l'amor che liete Le creature ne la vita lega, Io scomunico, o prete; Te pontefice fosco del mistero Vate di lutti e d'ire, Io sacerdote de l'augusto vero, Vate de l'avvenire. |
Poesie in Poesia Poesie Giosue Carducci
|
||
| Poesie |
|||